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New Space Economy: perché anche le PMI hanno un posto nel cielo

5 min di lettura

Fino a pochi anni fa, parlare di economia spaziale significava parlare di agenzie governative, miliardi di euro e missioni da fantascienza. Oggi non è più così.

Lo spazio si è aperto, si è democratizzato, e — soprattutto — è diventato un’opportunità concreta anche per le imprese di piccole e medie dimensioni. L’Abruzzo lo ha capito in anticipo.

 

Cos’è la New Space Economy?

La New Space Economy è la nuova frontiera dell’economia globale: un ecosistema in cui satelliti, droni, intelligenza artificiale e geoinformazione non sono più appannaggio esclusivo dei grandi attori istituzionali, ma diventano strumenti accessibili, commercializzabili, integrabili nei processi aziendali di ogni settore.

Si parla di servizi di navigazione, di osservazione della Terra, di telecomunicazioni satellitari, di cybersecurity per infrastrutture critiche. Ma si parla anche di materiali compositi, di additive manufacturing, di sistemi embedded, di analisi dati. Insomma, di competenze che molte imprese — magari senza saperlo — già possiedono.

 

Perché l’Abruzzo è in prima linea

A giugno 2025 è nato il DAAB — Distretto Aerospaziale Abruzzo, fondato da Leonardo, Telespazio e Thales Alenia Space con il supporto della Regione Abruzzo. Un segnale chiaro: il territorio non è solo uno spettatore della rivoluzione spaziale, ma uno dei suoi protagonisti.

Il Centro Spaziale del Fucino di Telespazio, uno dei teleporti più grandi d’Europa, è in Abruzzo. Gli stabilimenti aquilani di Thales Alenia Space sviluppano microelettronica, antenne e strumentazione per satelliti. Leonardo opera tra L’Aquila e Chieti su sistemi avanzati di difesa e spazio. E attorno a questi grandi player si è sviluppato nel tempo un tessuto di eccellenze che oggi trova voce nel DAAB.

 

Le PMI al centro, non ai margini

Uno dei messaggi più importanti del catalogo tecnologico del DAAB — la prima mappa completa dell’ecosistema aerospaziale abruzzese — è che le PMI non sono comprimarie, ma sono protagoniste.

Tra i soci del distretto troviamo realtà come:

E poi startup come Zerowire, spin-off dell’Università dell’Aquila che sviluppa tecnologie di ricarica wireless applicabili a droni e mobilità spaziale, o PE Space, che ha brevettato un sistema modulare per la movimentazione di rover in ambienti extraterrestri.

La varietà è la vera ricchezza: PCB, propulsione, sensoristica, cybersecurity, sviluppo software, data analysis, additive manufacturing. Un ecosistema completo, capace di coprire l’intera filiera.

 

Cosa significa fare parte di questo distretto

Essere soci del DAAB non è semplicemente un’etichetta, significa avere accesso a una rete di relazioni e opportunità concrete:

 

Il settore spazio come leva di crescita trasversale

Una cosa vale la pena sottolineare: molte tecnologie sviluppate per lo spazio trovano applicazione in settori più vicini alla vita quotidiana. È il cosiddetto dual use.

Per una PMI, entrare nella filiera spaziale non significa necessariamente costruire razzi. Significa portare le proprie competenze in un settore ad alto valore aggiunto, dove i margini sono più alti, i committenti sono globali e l’innovazione è continua.

 

Uno sguardo al futuro

Il mercato globale dello spazio vale oggi oltre 600 miliardi di dollari e la crescita non accenna a rallentare. L’Europa sta investendo miliardi per costruire una propria autonomia strategica nel settore — dal programma Galileo ai lanciatori, dai satelliti di osservazione alle infrastrutture di telecomunicazione.

 

In questo scenario, l’Abruzzo ha scelto di costruire, insieme, un pezzo di futuro.

Noi siamo parte di questa storia e siamo convinti che lo spazio, per le imprese che sapranno cogliere questa opportunità, non sia il limite, ma il punto di partenza.

 

 

 

Siamo soci del Distretto Aerospaziale Abruzzo (DAAB).

Per saperne di più sul distretto: www.daab.it

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